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A proposito di etimi arabi nella lingua e nei dialetti italiani con alcuni riferimenti al francese e al provenzale

Lucy LADIKOFF



“Avete voi notizie
della gente andalusa?
Loro notizie sono
in ogni luogo”.

(Arrundi, 1205 - 1286)

L’ intenzione, qui, non è di proporre un discorso esauriente, bensì di suscitare interesse e curiosità sull’argomento, nella speranza che a qualche allievo possa venire il desiderio di lavorare sulla linguistica araba, cara a chi scrive. Per questi cenni, ho preso spunto da vari lavori di linguisti arabi, italiani, inglesi e francesi, citati nelle note a pié di pagina.

Vedremo, prima di tutto, attraverso quali canali, molti termini sono giunti fino a noi. Passeremo, in secondo luogo, a esaminare i criteri e le modalità con cui i linguisti arabisti hanno stabilito l’etimologia delle parole da noi analizzate. Per illustrare tale percorso, ho aperto una “parentesi” con l’intento di chiarire il meccanismo di formazione dei lessemi arabi, in modo da rendere più evidente l’etimo di detti lessemi.

Quanto alla lingua provenzale (lingua d’oc), dei numerosi etimi arabi presenti in essa, elencati dalla nota linguista Henriette Walter1, citerò in conclusione soltanto alcuni termini, per me significativi.

Viceversa, non prendo in esame i molti lessemi maghrebini entrati nel francese odierno in età coloniale e post coloniale in quanto esulano dal presente excursus.

Tenuto conto dei limiti di spazio e di tempo, a mia disposizione, non mi occuperò neppure di un capitolo importantissimo quale fu l’apporto dell’arabo allo spagnolo e al portoghese, una grande storia da trattare a parte.

Anche in italiano, come pure nei dialetti siciliano e genovese, la presenza di etimi arabi è così rilevante, da meritare un discorso esclusivo. Quindi il glossario minimo che propongo tratterà alcuni etimi arabi nella lingua italiana e nei dialetti genovese e siciliano, con i corrispettivi francesi, evidenziati in grassetto.


Uno dei segni duraturi scaturiti dall’impatto e dallo scambio tra culture diverse è quello linguistico. Com’è noto, nel Medioevo, opere fondamentali del pensiero scientifico–filosofico occidentale (basti citare Aristotele e Platone) circolarono in versione latina nelle Università europee proprio a partire da preziose traduzioni arabe, realizzate in ambienti dotti arabo-spagnoli e arabo- siciliani.

In Italia, con la conquista araba della Sicilia, si era costituita, a partire dall’VIII secolo, un’importante appendice del mondo islamico, con sopravvivenze, per quanto concerne la lingua e la cultura, anche in epoca normanna. Molte voci ed espressioni tecniche arabe a volte adattamenti arabi di parole greche o persiane, erano rimaste quasi immutate nelle traduzioni latine ed entravano nell'uso tra i cultori delle varie branche della scienza medievale. Ad esempio, al-kimyāʾ è un adattamento arabo dal greco cumeiya (mescolanza di liquidi). Tale esempio ci consente di sottolineare il ruolo rilevante di mediatori che gli studiosi arabi ebbero nel medioevo europeo. Non tutte queste espressioni sono rimaste peraltro circoscritte nella sfera di un linguaggio scientifico. Spesso sono divenute d'uso comune e hanno subito in qualche caso, notevoli alterazioni semantiche.2

Quanto ai canali di trasmissione culturale arabo-islamica, gli storici sono concordi nell'indicare la Spagna araba o al-andalus come primo veicolo di travaso del prezioso bagaglio culturale e lessicale arabo. Il secondo canale di contatto fu la Sicilia.

Il dominio islamico in Sicilia inizia nell’827 e si protrae fino al 1091: nonostante la fine dell'egemonia politico amministrativa sull'isola la cultura araba perdurò a lungo. Ricordiamo a questo riguardo che alla corte del re normanno Ruggero II d’Altavilla, il siculo arabo Idrisi (metà del XII secolo), compilò il suo celeberrimo Kitāb Ruggeri (Il Libro di Ruggero).

Al Idrisi, fondatore della geografia, intraprese un lungo viaggio nel mondo allora conosciuto allo scopo di descriverlo al suo Signore; in poche righe, il geografo riesce a dare un’incisiva e affascinante descrizione di Genova e di suoi abitanti:

“Genova è città di antica costruzione; belli ne sono i dintorni e i passeggi, imponenti gli edifici; ha frutta in abbondanza, molti campi da seminare, villaggi e casali, e giace presso un piccolo fiume. La città è popolata da ricchi mercanti, che viaggiano per terra e per mare e si avventurano in imprese facili e difficili. Essi hanno navi formidabili, sono esperti nelle insidie della guerra e nelle arti di governo, e godono di grandissimo prestigio tra i Rūm”.3

Un terzo canale é indicato da A. Stieger4: quello degli scambi commerciali e culturali, il versante, per così dire, positivo, delle sanguinose vicende di aggressioni e conflitti, note sotto il nome di Crociate. Lo Stieger, poi, indica come quarta via “The Caravan Road", la via della carovana.

Oltre ai mercanti arabi, anche i mercanti turchi islamizzati (prima coi Selgiuchidi e, successivamente, con gli Osmani, ovvero Ottomani), che percorrevano le rive del Volga e, da qui, le coste del Baltico, introdussero in gran numero i prestiti arabi, non solo nelle lingue slave (specie nei Balcani), ma anche nelle lingue europee in generale e nella lingua italiana, in particolare.
Giovan Battista Pellegrini, peraltro, dà ampio spazio ad un quinto canale, possiamo dire, non meno importante nello scambio e nella diffusione di elementi linguistico-culturali. Egli sostiene: “Gran parte del patrimonio linguistico orientale in Italia é penetrato attraverso rapporti assai intensi e non soltanto nel Maghreb e in Oriente, ma anche nelle stesse città marinare, che ospitavano sovente commercianti levantini...."5.

Sugli intensi contatti tra gli arabi e le diverse Repubbliche marinare in Italia, gli atti notarili e i trattati commerciali sono numerosissimi, e particolarmente frequenti a Genova, come testimonia l’Archivio Storico di questa città, uno dei più ricchi del mondo. Segnalo poi, a testimonianza degli stretti e assidui contatti di Genova con i paesi arabo – musulmani, l’iscrizione in caratteri cufici, scolpita in una lastra di marmo, scoperta nel 1859 presso la chiesa di Santa Maria di Castello.

Come si è arrivati a determinare l’origine araba di un termine

Se di un termine in una lingua europea non si trova il corrispettivo greco o latino, tenuto conto dei dati sopra esposti, diventa opportuno cercare l’eventuale filone arabo.

Ad esempio il termine “ragazzo”, non appare in nessun documento latino prima del contatto con i magrebini. Il Pellegrini, ormai insieme ad altri linguisti, dimostra che la suddetta voce è d'origine arabo-maghrebina; infatti, lo stesso Pellegrini spende quattordici pagine, per enumerare tutti gli illustri studiosi che si sono occupati dell'origine di questo vocabolo "senza giungere però a risultati soddisfacenti". Nel suo manuale di linguistica romanza, William Denis Elcock definiva "obscure words"6 i termini subentrati al latino puer in italiano e nelle lingue della penisola iberica; dice Elcock: "Latin puer, replaced in romance by various obscure words for 'boy' ( cfr.: spagn. muchacho, ital. ragazzo, port. rapaz, all are of doubtful origin)...”.7

Come funziona il triconsonantismo nella lingua araba

Questo è il momento di aprire la mia “parentesi”.

1) Radice. Quasi tutte le parole delle lingue semitiche, tra cui l’arabo, verbi, nomi verbali, sostantivi vari e aggettivi hanno come radice tre lettere; alcune ne hanno quattro: si dice che un verbo è “trilittero” se ha tre lettere radicali, “quadrilittero” se ne ha quattro.

2) Forma. A queste lettere radicali se ne possono aggiungere altre, all’inizio (prefissi), alla fine (suffissi), all’interno (infissi), aumentando così la forma radicale. Tale aumento segue schemi precisi, detti paradigmi o forme e ha lo scopo di costruire nuovi vocaboli: verbi, participi, nomi verbali, aggettivi, nomi di luogo, e così via. Quindici sono le forme da memorizzare. Qualche esempio:

prendiamo le tre radicali d r s: la d è la 1a radicale, la r è la 2a radicale e la s è la 3a; queste tre consonanti hanno alla base il concetto di studiare e altri concetti correlati. Ora, se noi aggiungiamo il prefisso ma + una a dopo la 2a radicale (+ah) dopo la 3a, otteniamo il paradigma o la forma di un nuovo sostantivo, che spesso indica il nome del luogo dove si svolge l’azione espressa dalle tre lettere radicali, in questo caso /madrasah/ specifica il luogo dove si svolge l’azione di studiare e quindi significa scuola.

	Schematizzando, scriviamo quindi:
	
ma d r + a s (+ah) = madrasah = scuola
1 2 3

A questo punto, seguendo la forma o il paradigma di cui sopra, vi invito a costruire il sostantivo indicante il nome del luogo partendo dalle tre radici sotto elencate e a indicare il significato del nuovo termine così ottenuto:

Table1

Lettere radicali
Significato o concetto base
Nuovo termine (nome di luogo)

q b r

seppellire, tomba

ṭ r ḥ

togliere, sottrarre, sottrazione, buttare giù, telo, trapunto che si metteva in terra

ḥ r m

privare, proibire (in quanto sacro), rendere illecito

r y l

sbavare, bave

ḫ z n

immagazzinare merci, fare provviste, mettere da parte o al sicuro qc.

s ǧ d

prostrarsi, inginocchiarsi, stuoia, tappeto

ḫ d d

guancia

ġ r b

occidente, ovest, tramontare, straniero

La forma radicale del verbo si chiama, per convenzione, forma semplice o I forma, es. /raqaṣ/ (radice: r q ṣ significa muoversi velocemente, correre, ballare, ecc.); raddoppiando la 2a consonante radicale (q) di questa I forma, si ottiene una II nuova forma detta anche forma causativa (far fare), così /raqaṣ/ (ballare) diventa /raqqaṣ/ (far ballare).

E ancora, se “raddoppiamo” ovvero allunghiamo la 2a vocale del nuovo verbo /raqqaṣ/ (far ballare), otteniamo un’ulteriore forma, quindi /raqqaṣ/ diventa /raqqaaṣ/, che indica uno dei participi attivi del verbo nella sua II forma, participio che spesso indica un mestiere o un’azione intensa e continuata; infatti /raqqaaṣ/, come dice il Supplément aux dictionnaires arabes di Reinhart Dozy8, è tratta dall'arabo maghrebino /raqqaaṣ/, "courrier qui porte les lettres, ou qui conduit les voyageurs, messager". Da cui l’italiano “ragazzo” e il provenzale ragas.

Ora vi invito a costruire la II forma del verbo e il suo rispettivo participio, come da esempio:

Table2

verbo I forma
verbo II forma
part. attivo verbo II forma

es. /raqaṣ/

/raqqaṣ/

/raqqāṣ/

/ḥašaš/ (erba, fumare erba)

/ḥamal/ (caricare, portare pesi)

/ḫazan/ (immagazzinare merci, mettere da parte o al sicuro qc.)

/ġaraf/ (attingere acqua con un apposito recipiente)

/naqara/ schioccare la lingua e le dita, battere, percuotere, suonare

/ḥafiẓa/ memorizzare passi del Corano, poesie, racconti

Avrete notato che da /ḥašaš/, radice /ḥšš/ e /ḥašīš/ = erba, ma anche erba narcotica; /ḥaššāš/ consumatore di /ḥašīš/, plur. /ḥaššāšīn/, da cui “assassino/i”. Detta pianta, nei dialetti siciliani, è ancora chiamata “casciscia”; fr. assassin/s, hachisch

E da /ḥamal/ (portare, caricare pesi su di sé) abbiamo il termine genovese “camallu” (facchino del porto o portuale) e “camallā” (caricare pesi su di sé, trasportare).

Mentre da /ġaraf/ (attingere) abbiamo l’italiano “caraffa” dall’arabo maghrebino ǧarrāfah = part. attivo del verbo nella sua II forma col significato di vaso, appunto “caraffa”; fr. carafe

Nota sull’articolo

Per capire come mai, in alcuni lessemi di origine araba la “l” dell’unico articolo “al” si è conservata, mentre in altri è scomparsa lasciando la “a” iniziale, teniamo presente la seguente spiegazione.

La “l” dell’unico articolo al in arabo viene sempre scritta, ma non sempre pronunciata e questo dipende dalla consonante con la quale inizia la parola alla quale vogliamo fare precedere l’articolo. Le consonanti con cui la “l” dell’articolo non viene pronunciata si dicono “solari”, dalla parola šams (sole), che con l’articolo si legge /aššams/ (il sole); inoltre, la prima lettera solare, che segue l’articolo, viene raddoppiata assimilando lo stesso articolo. Tutto questo ci consente di individuare meglio, nelle parole mutuate dall’arabo, la presenza dell’articolo, assimilato o meno.

Provate ora a individuare la presenza o meno dell’articolo arabo (al oppure a) nelle parole della seguente tabella:

Table3

Arabo
Spagnolo
Italiano
Francese

addīwān

aduana
dogana
douane

attabāl

atabal
timballo
timbale

azzafrān

azafrán

zafferano
safran

assumùt

azimut
azimut
azimut

arruz

arroz
riso
riz

dār-assinaʿa

atersana
arsenale
arsenal

al-maḫzan

almacén
magazzino
magazin

Glossario minimo

Per concludere, vi invito ora a sfogliare liberamente la mia nomenclatura.

Anatomia

– “nuca”, risale al latino dei medici “nucha” indicante il midollo spinale, dall’arabo nuḫāʿ; fr. nuque

– “racchetta” dall’arabo rāhat , termine anatomico indicante il palmo della mano; fr. raquette

– “trippa” dall'arabo ṭarb (lat.omentum), rivestimento sieroso che copre le anse intestinali assieme a depositi di grasso

– “safena” viene dal Canone di Avicenna dove è chiamata al-ṣāfin cioè vena nascosta o profonda

– “pomo d’Adamo”, lat. medioevale pomum viri, calco dall’arabo ṭuffāḥat Adam

Arte e artigianato

– “intarsiare, intarsiato, tarsia” dall'arabo r ṣ ʿ radice verbale che significa decorare un oggetto in legno con incastri di pietre, marmi preziosi, avorio, lamine d’argento e d’oro, fino ad ottenere motivi ornamentali di vario colore.

– “ricamo”, dall’arabo raqam: punteggiare, tracciare linee, marchiare anche con cifre un tessuto; frutto di arte minore tipicamente orientale, nel medioevo attraverso le crociate ma anche per mezzo del commercio, le stoffe ricamate si diffusero in tutta l’Europa. Palermo divenne il centro dell’arte del ricamo.

– “cuba/cubba” famoso monumento arabo normanno di Palermo, dall’arabo qubba, volta o edificio a volta. Un allotropo seicentesco spagnolo invece è il termine alcova/alcoba, ancora in uso, sempre dallo stesso etimo che significa camera matrimoniale con letto a baldacchino

– “Agemina, ageminare, ageminato” dall’arabo ʿaǧamītermine che indica un’arte persiana, un’antichissima tecnica di lavorazione a intarsio di metalli preziosi, con fili e lamine d’oro, d’argento e di rame rosso.

Arte della navigazione e della costruzione navale

– “darsena” a Genova, “arzanā” a Venezia e “arsenale” in italiano; allotropi dall’arabo:
dār-aṣṣināʿah dove dār significa edificio e ṣinʿah lavoro quindi casa del lavoro

“libeccio” vento umido che soffia dalla Libia, i greci lo chiamarono libykion e gli ispano-arabi labaǧ

– “Ammiraglio” dall'arabo amīr-al-raḥl dove amīr significa principe, nel senso di capo e al-raḥl o ar-raḥl viaggio, navigazione, quindi è il primo responsabile del viaggio o della navigazione; fr. amiral

– “avaria” dall'arabo ʿawr , danno, difetto, ʿawāriya, merce avariata; fr. avarie

– “sciabica” rete a strascico, imbarcazione da pesca dotata di detta rete, dall’arabo šabaka, rete

– “calafato, calafatare”, documentato nel genovese notarile del XII secolo, probabilmente

dall’arabo ġalafa coprire con pece;

Astronomia

– “azimut” (Galileo diceva: “azzimutto”), angolo tra il piano verticale passante per l’astro e il piano meridiano del luogo di osservazione, dall'arabo as-sumūt le direzioni, plurale di as-samt; fr. dans tous les azimuts, in tutte le direzioni

– “zenit” dall’ arabo samt, direzione: l’intersezione della verticale passante per il punto di osservazione con la sfera celeste: è l’antipode del nadīr

– “nadīr” dall’ar. naẓīr, opposto (allo zenit); fr. nadīr

Attività commerciali; matematica e numeri

– “dogana” attraverso l'arabo diwān(di origine persiana) registro e ufficio delle tasse;

fr. douane

– “magazzino” dall’ar. maḫāzin plur. di mazan; il verbo azana significamettere da parte,

conservare; azanah è l’armadio o la cassaforte; cfr. il genovese “casana”; fr. magasin

– “tariffa” dall’arabo taʿrīfnotificazione, identificazione, dal verbo ʿarafaconoscere;

fr. tarif s.m.

– “gabella/cabella” dall'arabo qabālah, “tributo” dalla radice q b l, accettare

– “bazar” emporio, ar. bazār, radice b z r, “seme” e originariamente “mercato delle

granaglie” ; fr. bazar

– “quintale” ar. qinṭār, misura di peso di 100 rotoli parola che a sua volta viene

dall'arabo ral , un decimo del qinṭār “quintale”; fr. quintal

– “risma” ar. rizmah, “fascio” o “pacco di fogli/carta”; fr. rame

– “calibro” ar. qālib , radice q l b forma, figura, quindi anche “garbo”; fr. calibre

– “tara” dal verbo araa, sottrarre, togliere, scontare

– “materasso” ar. maraa,telo trapunto che si mette in terra sui cui ci si sdraia, radice ṭ r ḥ, sottrarre, sottrazione, buttare giù; fr. matelas

– “giara” ar. ǧarrah, recipiente; fr. jarre

– “caraffa” ar. maghrebino ǧarrāfah, vaso cilindrico di terracotta con due manici

– “ziro” termine siciliano, ar. z ī r = orcio

– “tazza” ar. ṭāṣah (pers. tešt); fr, tasse

– “cifra/zero”, entrambi derivano dall’arabo ṣifr, nulla

– “algoritmo e logaritmo”, dal nome del grande matemateco Al-Khuwarizmi (morto intorno al 850) che inventò appunto i logaritmi e l'algebra, in arabo al-ǧabr. Grazie alle sue scoperte rivoluzionarie per la matematica, l'Occidente tre secoli più tardi avrebbe finalmente adottato lo zero e la numerazione araba.

Cibi

– “musciamme”, filetto di tonno essiccato ar. mušammaʿp.p. del verbo šammaʿa nella sua

II forma

– “bottarega” caviale di uova di muggine pressate e seccate al sole, uova di

tonno pressate e salate, ar. buare plur. di bara (orig. copta)

– “zimin” parola genovese, ar. samīn o samn, grasso o condimento con cui si fa soffriggere

l'intingolo

– “scapeccio o escapece” varianti genovese e meridionale, che riproduce lo spagnolo

escabeche , ar. dial marocchino sikbag, pesce marinato

Fauna e flora

– “gazzella” ar. ġazāl

– “giraffa” ar. arāfah

– “mammone”, nella locuzione “gatto mammone” bestia immaginaria, vagamente

minacciosa delle favole, ar. maimūn, scimmia

– “arancio, arancia”, pers. narang, introdotto dagli arabi in Sicilia come le altre piante sotto

indicate, a partire dal sec. VIII; fr. orange

– “limone” origine persiana o indiana, ar. laimūn; fr. limonier, varietà di pianta di limone, limon, varietà di limone

– “zucchero” ar. sukkar, la canna da zucchero; fr. sucre

– “cotone” ar. qon ; fr. coton

– “zafferano” ar. afar, giallo e afrāni , giallognolo, ar. afrāni ; fr. safran

– “carciofo” pers. aršūf

– “carrubo, carruba” pers. arrūb ; fr. caroubier, caroube

– “spinacio, spinaci” che attraverso il basso latino spinachium, spinachia risale

al pers. aspana; fr. épinards

– “melanzana” ar./pers. bāḏinǧān ; fr. aubergine

– “sesamo” ar./pers. semsem; fr. sésame

– “tamarindo” ar. tamr hindī dove tamr è dattero, hindīindiano; fr. tamarin

– “zibibbo” ar. zibīb, uvetta

– “mughetto” ar. musk; fr. muguet

Farmacopea

“sirupus, syruppus”, scirupo dall'arabo šarābbevanda, šorba (brodo) con

radice š r bbere; fr. sirop

“alcali” dall'arabo al-qālī( sostanza in grado di comportarsi da base in soluzione

acquosa), da cui anche: “alcalino”, “alcool”; fr. alcalin, alcool

“ribes” dall’arabo rībās: piante da frutto particolarmnte usata per sciroppi (cfr. rabarbaro)

“borraggine” dall’arabo abu-ʿaraq (pianta sudorifera, letteralmente signfica “padre del sudore”)

Stoffe, indumenti, manufatti diversi

– “gamurra, gamorra, zimarra”, veste da donna, una specie di mantello, ar. ḫimār , velo

femminile, plur. umūr, radice ḫ m r che significa “coprire”

– “cabban, gabbano”, cappotto, ar. qabāʾ, mantella, dal pers. qaba, kapah, da cui il lat.

mediev. cappa ; fr. caban

– “giubba, gippone, giubbone”, ar. ǧubbah, che i documenti medievali attestano anche

come "corpetto, panciotto"

– “mésero", tela originariamente indiana con la quale le donne genovesi si coprivano testa,

spalle e braccia, spesso per non essere riconosciute, spagn. almaizar, ar. miʿzar, radice

a z rvestirsi

– “zerbino/gerbino” in relazione con il toponimo Gerba (attuale Tunisia) e con il tipo di

stuoino fabbricato comunemente nello stesso luogo, in origine stoffa ruvida e solida con

cui si confezionavano i sacchi per le merci che si trasportavano a dorso di mulo

– “coffa” ar. qoffah , cesta a forma di campana, fr. coufin

– “zecca” Officina governativa in cui si coniano le monete, ar. ṣakaconiare, radice ṣ k k,

da cui anche “zecchino”

– “scialle” ar./pers. šāl; fr. châle

Strumenti musicali

– “liuto” dall’ararabo al-ʿūd (letteralmente legno), strumento a cinque corde introdotto dal

geniale musicista Ziryāb (792-857), originario di Mussul (attuale Iraq), cantante,

compositore e capo scuola che operò nelle corti di Baghdad, Qayrawan e Cordova; fu

Ziryāb a modificare il liuto aggiungendo due corde alle tre originarie. In questa

versione a cinque corde, lo strumento è tutt'ora usato ovunque nel mondo arabo; fr.

luth

– “nacchera” significato antico “timpano” o “cembalo”, dall'arabo naqar , schioccare la

lingua e le dita, battere, percuotere, suonare

– “tamburo” dall'arabo ṭunbūr , questo però era uno strumento a corda, poi confuso con

ubūl , strumento a percussione, la cui forma ha dato origine anche al termine

“timballo”, termine musicale e culinario; fr. tambour; timbale (mus. cuc.)

Terminologia varia, italiana e dialettale

– “fardello” involto pesante da trasportare, fig. obbligo faticoso da sopportare, ar. far

obbligo, obbligare, imporre; fr. fardeau

– “cancaribba” in dialetto genovese “allegria”, “stravizio”, ar. ġarīb , strano, bizzarro

– “gazzarra” chiasso, ar. ġazāra abbondanza

– “gabibbo” a Genova, nel Novecento, stava comunemente per “straniero”, “uomo della

strada”, ar. abīb amato, abībīmodo benevolo di rivolgersi a un amico o conoscente.

Recentemente, il “Gabibbo” è diventato personaggio televisivo

– “scialla scialla!” grazie a Dio! ar. in-šāʾa-allah! In genovese, un tempo era una locuzione

di allegria usata dai marinai che tornavano a casa dopo lunghe assenze. Ancora nel

secolo scorso, la mamma assieme ai bambini la poteva usare come cantilena di saluto

al papà

– “macabro” mortuario, tetro; in particolare “danza macabra” sta a indicare una

raffigurazione pittorica o letteraria dove la Morte è rappresentata in forma di schletri che

ghermiscono tutti gli esseri viventi, ar. maqbaracimitero, radice qbr sepellire, tomba; fr.

macabre,danse macabre, Macabré, nome per eccellenza della Morte

“hasard” voce francese dall’ar. zahr dado da cui l’italiano azzardo

– “meschino” ar. meskīn, poveretto, poverino; fr. mesquin

– “azzurro” ar. azraq , pers. lazwardla pietra preziosa, lapislazzuli; fr. azur, lapis-lazuli

– “a bizzeffe” ar. maghrebino bizzef , con abbondanza; fr. bésef

“scacchi”: la terminologia di tale gioco, nel medioevo, è quasi interamente di derivazione

indiana e persiana. Tuttavia, anche qui la mediazione araba fu determinante per

l’evoluzione e la diffusione in Occidente di questo gioco. Prendiamo per esempio

l’espressione scacco matto (spagn. jaque y mate, fr. échec et mat, ecc.): essa ci rimanda

al pers. Shah, Re, e all’arabo māt, è morto ; la più antica descrizione del gioco degli

scacchi ce la offre lo storico Al-Masʿūdī, nel suo bellissimo trattato Murūǧ al-ahab, Praterie d’oro, (Baghdad IX secolo)

Titoli e mestieri

– “Sceriffo” dall'arabo šarīf , nobile, onorevole onesto ecc; la radice é š r f , onore;

fr. chérif o schérif

– “nababbo” dall'arabo nāʿib , vicario, reggente; fr. nabab

– “dragomanno” o “turcimanno”, ar. turǧumān, interprete,dal verbo tarǧama ,

tradurre; cfr. l’espressione francese “par le truchement de” cioè attraverso la

mediazione di; ant. fr. interprete; fr. drogman

– “sensale” attraverso l’arabo simsār (origine pers.) mediatore

– “aguzzino” é una di quelle parole cha ha subìto una degradazione semantica: in origine

significava custode dei galeotti, esecutore o ufficiale di giustizia dall'arabo al-wazīr , il

ministro; fr. argousin

– “facchino” altro termine che ha subito una degradazione semantica; lat. mediev. fachinus

e alfachinus dall'arabo faqīh , giuriconsulto, grande dottore, poi scrivano addetto alla

dogana e infine portabagagli

Suggestioni provenzali

Azaura

Voglio raccontare un piccolo aneddotto di vita vissuta: qualche anno fa, durante un viaggio, contemplavo incantata il pittoresco lago di St. Cassian nell’Alta Provenza, mentre mio marito e mia figlia si stavano informando per organizzare una gita in barca. Di colpo, qualcuno ha pronunciato i suoni magici per me : azaura! Io mi sono emozionata riconoscendo la parola araba azzauraq. Semanticamente, il termine non ha niente di commovente, significa semplicemente piccola imbarcazione…

Inoltre, sfogliando una vecchia guida mi è saltata agli occhi l’evocazione dell’antica figura del cantastorie, “alcafit” in antico provenzale; l’ho subito collegata all’arabo al-ḥāfi, colui che memorizza passi del Corano, poesie, racconti, ecc.9

Gazel

Lo studioso Aurelio Roncaglia10 ha dimostrato l’origine araba del provenzale gazel (fine XI sec.); questo termine designava un particolare componimento lirico, incentrato sul tema del corteggiamento amoroso. Esso deriva dalla parola araba (di origine persiana) al-ġazalche significa filare, corteggiare e amoreggiare.

Il grande Ramon Menendez Pidal11 ribadiva inoltre come un pregiudizio anti arabo abbia connotato la ricerca sulle fonti della poesia provenzale; per quella falsa opinione, a lungo tramandata, che non vi siano relazioni intelletuali tra il mondo cristiano e quello islamico. Queste influenze appaiono sempre più intrecciate tra il ventaglio andaluso, la cifra siciliana e il mondo provenzale.

Metto in bocca a un poeta siciliano nato a Siracusa nel 1055, un elogio della bellezza femminile in termini ancora sconosciuti in Europa:

Ho guardato le belle nel giardino
e sui fiori le nuvole hanno pianto.
Tra loro solo anemoni mi apparvero,
spiriti inquieti tra gli alberi verdi.
Come ninfe che cantano soavi
mentre passano il pettine ai capelli,
e poi si levano in piedi lievemente
nelle tuniche rosse per danzare.12

Trascrizione dei termini arabi

In questo lavoro abbiamo optato per la traslitterazione scientifica usata di norma, dagli arabisti; per i termini conosciuti, nella editoria italiana (ad esempio Amman, Baghdad, wahhabita, ecc.) abbiamo adottato la trascrizione diffusa, usata dai media.

I toponimi o i paesi conosciuti li abbiamo lasciati come vengono usati nelle pubblicazioni e nelle cartine geografiche italiane come ad esempio il Sudan, Beirut Damasco, ecc. Oppure come vengono traslitterati convenzionalmente dagli arabi stessi, come ad esempio l’antica moschea del Cairo Al-Azhar.

L’articolo arabo “al” verrà scritto con la “a” minuscola, ad eccezione dei nomi propri che, per maggior comprensione, verranno indicati con la “A” maiuscola, es.: Al-Ḫuwārizmī, algebrista e matematico musulmano morto nel 849 D.C.

Le maiuscole, in arabo, non esistono. Tuttavia, per facilitare la comprensione, le maiuscole verranno usate nella traslitterazione, per indicare i nomi propri.

Le lettere dell’alfabeto arabo sono ventotto; qui di seguito segnalo i fonemi che non hanno corrispondenza con la lingua italiana:

Pronuncia dei suoni non esistenti in Italiano:

/ / si chiama /hamzah/. È una consonante che si trascrive convenzionalmente con l’apostrofo / /. Si emette trattenendo l’aria in gola e lasciandola uscire di colpo. È il così detto“colpo di glottide”.

/ ṯ /è una interdentale sorda, come il thdell’inglese “think” pensare.

/ ǧ /in tutto il mondo arabo, si pronuncia ǧ come giornale in italiano o come journal in francese, mentre in Egitto, soprattutto al Cairo, si pronuncia g come nell’italiano gamba , senza cambiamento di significato.

/ḏ/è una interdentale sonora, come il th dell’inglese “this” (questo/a).

/š/si pronuncia come sci in sciare;

/ṣ/è una s velarizzata, cosìddetta s enfatica. Si pronuncia tenendo la parte posteriore della lingua molto alta verso il palato molle o il velo.

/ḍ/una d velarizzata, detta anche ḍ enfatica. Si pronuncia tenendo la lingua molto alta verso il palato molle o il velo.

/ṭ/è una tvelarizzata/enfatica con la differenza che qui il dorso della lingua è tenuta più aderente al palato molle e rialzata per ottenere la velarizzazione/enfatizzazione.

/ẓ/è una ḏ enfatica/velarizzata. Si pronuncia tenendo la lingua molto alta verso il palato molle e tra i denti. Si scrive come la /ṭāʾ/ ma con un punto sopra .

/ʿ/lettera sommamente ostica per i principianti, non costituisce più un problema dopo i primi mesi. E’ una faringale sonora; è un suono “strozzato” che si ottiene tenendo in massima tensione i muscoli della faringe, come se la voce passasse per un corridoio molto stretto.

/ġ/non è una “r,” anche se riguardo alla pronuncia, potrebbe essere paragonata alla “r” moscia dei francesi.

/h/si pronuncia aspirata come in inglese he, his, how, ecc. Questo suono può anche essere raddoppiato.

/ḥ/ è una faringale fricativa sorda. Si riesce a pronunciarla se si cerca di emettere la /h/ di cui sopra ma con doppio sforzo, tenendo le pareti della faringe ben strette e tese.

/ḫ/ è simile, nella sua realizzazione fonetica, alla ch nella parola tedesca Achtung;

Le vocali in arabo sono tre, e possono essere lunghe o brevi.
Le vocali lunghe sono: ā ū ī , sono lettere dell’alfabeto e vengono scritte; mentre le brevi: a u i non vengono scritte

/ū/ oppure w = e (congiuzione) nel dittongo viene trascritta w, esempio: /anà wa anta/ (io e te)



Notes

↑ 1 Henriette Walter, L’aventure des langues en occident, Paris, Edition Robert Lafont, 1984; pp. 176 e sgg.

↑ 2 Giovan Battista Pellegrini, Gli Arabismi nelle Lingue Neolatine, con speciale riguardo all'Italia, Brescia, Paideia Editrice, 1972, p. 76.

↑ 3 I Rūm, per arabi e turchi, erano i Romani dell’Impero d’Oriente, cioè quelli che noi chiamiamo bizantini o greco-bizantini. Su Idrisi, cfr. Michele Amari, Biblioteca Arabo – Sicula, 2 voll, Loescher Torino – Roma, 1880, passim; Giovanna Petti Balbi, Genova medievale vista dai contemporanei, Genova, Sagep editrice, 1978; p. 66. G. Petti Balbi si rifà a U. Rizzitano, La civiltà siciliana. La cultura araba nella Sicilia saracena, Edistampa, 1961.

↑ 4 A. Stieger, Origin and spread of oriental words in European languages, NewYork, 1963.

↑ 5Giovan Battista Pellegrini, op. cit., p. 22.

↑ 6 William Denis Elcock, The Romance Languages, Londra, 1960.

↑ 7 Ibidem.

↑ 8 Reinhart Dozy, Supplément aux Dictionaires Arabes, Librairies du Liban, Beyrouth, 1981. Cfr. inoltre R. Dozy e W. H. Engelman, Glossaire des mots espagnols et portugais dérivés de l’arabe, Librairie du Liban, Beyrouth, 1974.

↑ 9 M. Devic, Dictionnaire étimologique des mots d’origine orientale, Paris, 1878, e H. Lamment, Remarques sur les mots français dérivés de l’arabe, Beyrouth, 1890.

↑ 10 A. Roncaglia, La lirica arabo-ispanica e il sorgere della lirica romanza fuori della penisola iberica, in Conv. di scienze morali, storiche e filosofiche: oriente e occidente nel Medio Evo, Roma, (Accademia Lincei) 1957. U. Rizzitano, La civiltà siciliana. La cultura araba nella Sicilia saracena, Edistampa, 1961.

↑ 11 Ramon Ménendez Pidal, La España del Cid, Madrid, 1947, passim.

↑ 12 Ibn Hamdis (1055ca.-1133), inPoesie arabe andaluse, a cura di Lucy Ladikoff Guasto, Genova, San Marco dei Giustiniani, in corso di stampa.

Pour citer cet article :

Lucy LADIKOFF, A proposito di etimi arabi nella lingua e nei dialetti italiani con alcuni riferimenti al francese e al provenzale, Constellations francophones, Publifarum, n. 7, pubblicato il 20/12/2007, consultato il 29/08/2016, url: http://publifarum.farum.it/ezine_articles.php?id=68

 

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