Prigionie (in)visibili – l’arte di Samuel Beckett e la Storia
Foto di Barbara Cardini
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Parole chiave

Samuel Beckett, Prigione, Teatro, Aspettando Godot, Biopotere, Michel Foucault

Come citare

Taki, Y. (2020). Prigionie (in)visibili – l’arte di Samuel Beckett e la Storia. Publifarum, (32). URL da https://www.publifarum.farum.it/index.php/publifarum/article/view/267

Abstract

Due fatti storici illuminano alcuni aspetti finora poco esplorati delle opere di Samuel Beckett. Uno riguarda il fatto che i primi a comprendere profondamente Aspettando Godot senza incontrare difficoltà alcuna siano stati dei detenuti in carcere. Il secondo riguarda un radicale cambiamento dell’approccio verso il teatro di Beckett riscontrabile dopo la sua morte. Due fatti apparentemente scollegati rivelano un legame strettissimo tra le opere beckettiane e le prigionie, visibili e invisibili. Entrambi sono frutto della Tecnica del potere della Modernità (biopotere) che cerca di addomesticare, addestrare e controllare, in altre parole, di imprigionare la Vita.

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Riferimenti bibliografici

DUERFAHRD, Lance, The work of poverty, Columbus, The Ohio State University Press, 2013

MILLER, James, Michel Foucault, jōnetsuto juku (The Passion of Michel Foucault), Tokyo, l’edizione giapponese edita da Chikuma Shobo, 1998

TAKI, Yosuke, Fukashi no kangoku – Samuel Beckett no geijutsu to rekishi (Prigionie (in)visibili - l’arte di Samuel Beckett e la Storia), Tokyo, Suiseisha, 2016

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